
L’Oblio, il diritto fondamentale 2.0
La legge è un organo fondamentale per il mantenimento della democrazia e della libertà dell’uomo. È anche vero, però, che certe volte ha bisogno di essere monitorata e, talvolta, anche aggiornata. Si, perché succede che il mondo va avanti velocemente, la vita cambia e soprattutto nascono nuove esigenze per le quali viene richiesta la regolamentazione. Per questo esistono i legislatori e i giuristi, custodi delle regole. Ne è un esempio la storia di Mario Costeja Gonzalez, cittadino spagnolo che molti anni fa fu chiamato a pagare moltissimi debiti nei confronti della cassa reale spagnola, tanto da suscitare l’interesse dei giornali. Succede che nei primi anni duemila Google diventa una potenza digitale, diventando velocemente un contenitore infinito di informazioni, fruibili a tutti e libere, comprese le notizie legate al caso Gonzalez. Ebbene, nel frattempo Mario Costeja aveva pagato il suo debito, il suo nome era stato riabilitato ed era tornato a vivere la sua vita. Durante il suo percorso, però, incontra un ostacolo: quello di essere preceduto dalla brutta fama di essere un pregiudicato. Gonzalez non si arrende e decide di chiamare in causa Google chiedendo la cancellazione delle notizie riferite al suo caso, ormai passato. Ci vorranno diversi anni, in cui legislatori, giuristi e legali di Spagna supporteranno la causa dell’imprenditore spagnolo, fino a quando, nel 2014, il Garante della Privacy europeo non consente la deindicizzazione di tutte le notizie a lui riferibili. Il caso di Mario Costeja Gonzalez farà giurisprudenza, come si dice in gergo tecnico, dal suo caso nascerà il cosiddetto diritto all’Oblio.

Quando la privacy diventa 2.0
Il diritto all’Oblio negli anni si è affermato come un diritto fondamentale dell’uomo nei confronti della privacy. Da tanti anni la società si interroga su come garantire e tutelare le informazioni personali altrui, ancora prima dell’avvento di internet. Diciamo che il duemila, l’era digitale che in pochi decenni è passata da 2.0 a 4.0 ha velocizzato il processo di cambiamento. Internet è diventato un mondo infinito e dalle infinite possibilità, all’interno del quale ormai inseriamo le nostre informazioni personali, confidiamo i nostri segreti, in poche parole, affidiamo la nostra memoria. Per questo e per mille altri motivi, si è resa necessaria una tutela in grado di garantire alle persone la privacy. Può sembrare paradossale: in una realtà in cui tutti sanno di tutti e possono vedere le loro cose in tempo reale, allo stesso tempo si ha bisogno di essere protetti. Basti pensare a tutte quelle persone che vengono private della loro identità, a cui vengono rubate foto e diffuse sui social, il diritto all’Oblio tutela tutto questo.

Attenzione alla superficialità
Attenzione, però, il confine è sottile e la legge ha sempre mille sfumature, ottenere la deindicizzazione di qualcosa non è immediato e occorre un’analisi approfondita. Molti, infatti, si stanno interrogando se il diritto all’Oblio, a volte, non leda la libertà di informazione, come il caso di Gonzalez. Infatti, proprio il padre putativo della nascita del diritto all’Oblio si è visto negare la deindicizzazione delle notizie relative al suo caso, riemerse grazie al clamore del suo successo. La Corte costituzionale ha identificato il suo caso come libera informazione facendo appello al diritto di cronaca. Il diritto all’Oblio, comunque, resta uno dei diritti fondamentali dell’uomo in versione 2.0.
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