
Videosorveglianza. Telecamere o non telecamere? Questo è il problema!
Di fronte al grande tema della videosorveglianza e dell’uso delle telecamere per fini di sicurezza “il mondo” sembra diviso in due macrocategorie: i favorevoli, che considerano la tecnologia come un elemento decisivo per combattere fenomeni criminali di varia natura e i contrari, spaventati dalla deriva “orwelliana” che le nostre città potrebbero prendere.

Videosorveglianza, tutti i nodi da sciogliere
Se queste sono le posizioni estreme, diciamo che nel mezzo e nella realtà le sfumature sono molte di più e possiamo dire che è ancora grande la confusione e molti i dubbi sulle soluzioni da prendere. Anche perché se la politica può spingere da una parte o dall’altra, in cerca di consenso, le implicazioni etiche e giuridiche di un uso massiccio delle telecamere sono molte, a fronte di una normativa ancora scarsa e incompleta. Non solo, al momento non esiste una letteratura che dimostri in maniera inequivocabile l’equazione per cui più “occhi elettronici” garantiscano maggiore sicurezza. Lo spiega bene il settimanale L’Espresso in un’inchiesta uscita lo scorso mese di novembre dal titolo “Tutti i rischi del Grande Fratello nelle nostre città”.

Riconoscimento biometrico no, telecamere sì
La domanda di fondo però è quanto di noi, in forma di dati, siamo disposti a cedere in nome di una maggiore sicurezza. La tecnologia attuale, infatti, consente di andare ben al di là della raccolta di immagini e può arrivare, grazie all’intelligenza artificiale e a software di riconoscimento, ad addentrarsi in terreni particolarmente delicati come, per esempio, quello del riconoscimento facciale.

Alla ricerca di un quadro normativo definito
L’Italia, ad oggi, non ha delle leggi specifiche che affrontino il tema del riconoscimento biometrico e questa incertezza normativa rende il quadro ancora più complesso. Le amministrazioni locali, infatti, si muovono in autonomia, dovendo poi fare i conti col Garante per la protezione dei dati personali. Una prima linea di demarcazione del problema è questa: separare la raccolta dei dati biometrici dall’utilizzo di normali telecamere.
Le linee di indirizzo dell’Unione europea spingono verso un approccio più etico, anche perché i diritti che vengono interessati dalla questione della videosorveglianza sono numerosi: dalla protezione dei dati, al rispetto della vita privata vino al diritto alla riservatezza.

Quando la videosorveglianza funziona e ci aiuta
A fronte di queste legittime perplessità esiste anche l’altro lato della medaglia, che è quello dei grandi vantaggi che la videosorveglianza ha portato per la sicurezza di aziende e privati. La tecnologia, infatti, se può aprire delle pericolose derive dal punto di vista etico garantisce, al contempo, delle soluzioni efficaci per la sorveglianza, ma anche per la tutela di dati personali.
Il tema è molto complesso e articolato, anche perché cambia costantemente con l’evoluzione dei sistemi e delle tecnologie. Il dibattito però non va relegato agli specialisti del settore, né ai soli amministratori o decisori pubblici. Il tema è troppo importante e troppo diffuso. Per questo serve, prima di tutto una cultura della video sorveglianza, che spieghi in modo chiaro e semplice quelle che sono le prospettive per il futuro.
Vuoi saperne di più sui sistemi di videosorveglianza
di Safety & Privacy?
Per qualunque esigenza o per richiedere maggiori informazioni, puoi compilare il form sul sito di Safety and Privacy o chiamare al numero verde 800 078199



